Oltre l’Energia: la digestione anaerobica come presidio ambientale e risorsa per l’agricoltura del futuro

Le recenti proposte in materia di taglio del sostegno al biogas elettrico ci hanno spinto a riflettere sul nostro settore. Nell’immaginario collettivo, e spesso anche nel dibattito pubblico, gli impianti di digestione anaerobica sono stati a lungo associati quasi esclusivamente alla loro produzione finale: l’energia elettrica o, più recentemente, il biometano. Sebbene la produzione di energia rinnovabile e programmabile resti un asset fondamentale, per noi di CMA questa visione è riduttiva.
È tempo di cambiare paradigma. L’impianto di biogas non è un corpo estraneo calato nelle campagne per “fare energia”, ma un anello di chiusura del ciclo agricolo che eroga veri e propri servizi ecosistemici. Analizzare la digestione anaerobica solo attraverso il contatore elettrico significa ignorare le sue principali ricadute positive: la mitigazione climatica, la protezione del suolo e il miglioramento della qualità dell’aria. Ecco perché sostenere questa tecnologia significa investire nella sostenibilità stessa del settore primario.
L’agricoltura è spesso sotto accusa per le emissioni di gas serra (GHG). Qui la digestione anaerobica gioca un ruolo di mitigazione insostituibile. Quando i reflui zootecnici (letame e liquame) vengono stoccati in vasche tradizionali, la degradazione naturale della sostanza organica libera metano direttamente in atmosfera. Il metano ha un potere climalterante (GWP) di 28 volte superiore a quello della CO2. L’impianto di biogas intercetta questo processo:
- Cattura il metano che altrimenti verrebbe disperso (il JRC stima circa 54 kg di CO2 risparmiata per tonnellata di letame correttamente gestito nel biogas).
- Lo trasforma in energia rinnovabile.
- Restituisce un residuo (digestato) con un potenziale emissivo drasticamente ridotto ed elevata capacità fertilizzante.
In questo senso, l’impianto agisce come un filtro ambientale, riducendo l’impronta carbonica dell’intera azienda agricola.
Un altro aspetto cruciale è la sostituzione della chimica di sintesi tramite l’uso del digestato come fertilizzante. Il processo di digestione anaerobica conserva quasi integralmente i macro-elementi (Azoto, Fosforo, Potassio) presenti nelle biomasse in ingresso, ma li rende più assimilabili per le colture. Il digestato è un fertilizzante organico di alta qualità che permette di:
- Ridurre l’uso di concimi chimici: La produzione di fertilizzanti azotati sintetici è un processo energivoro (basato su gas fossile). Usare il digestato significa “risparmiare” quell’energia e le relative emissioni.
- Nutrire il suolo: A differenza del concime chimico, il digestato apporta sostanza organica stabile, fondamentale per combattere la desertificazione dei suoli e migliorarne la struttura e la capacità di ritenzione idrica.
- Igienizzazione: Il processo termofilo o mesofilo all’interno dei digestori abbatte la carica patogena e devitalizza i semi delle erbe infestanti, riducendo la necessità di diserbanti nelle fasi successive.
Una delle preoccupazioni più frequenti delle comunità locali riguarda gli odori. La digestione anaerobica è la soluzione, non il problema. Gli odori sgradevoli dei reflui zootecnici sono causati principalmente dagli acidi grassi volatili e da composti solforati. Durante il processo di digestione controllata all’interno dell’impianto, queste sostanze vengono degradate dai batteri per produrre biogas. Il risultato è che il digestato in uscita è quasi inodore rispetto al refluo fresco in entrata. Spandere digestato sui campi, invece di liquame non trattato, riduce drasticamente le molestie olfattive per il vicinato, migliorando la convivenza tra aziende agricole e aree residenziali.
In economia si chiamano “esternalità positive“: benefici che un’attività porta alla società senza che questi vengano riflessi nel prezzo di mercato del prodotto finale. Quando un impianto di biogas opera, non sta solo vendendo kWh. Sta fornendo alla collettività:
- Aria più pulita (meno emissioni di ammoniaca e metano).
- Suoli più fertili.
- Falde acquifere più protette (grazie all’uso razionale dell’azoto nel digestato).
Il meccanismo di incentivazione degli impianti agricoli di biogas non deve, quindi, essere visto come un sussidio assistenziale, ma come la remunerazione di un servizio pubblico. Il mercato dell’energia paga l’elettricità, ma non paga (ancora) l’agricoltore per la CO2 evitata, per la riduzione degli odori, per la produzione di fertilizzante organico. La corretta remunerazione di questi servizi è la strada per il futuro del settore, ed in questa direzione dobbiamo lavorare. Ma per ora, riteniamo corretto che il sistema venga ancora sostenuto pubblicamente, ma con l’obiettivo di accompagnare gli impianti verso la massima efficienza tecnologica e la sostenibilità economica autonoma nel lungo periodo, senza dimenticare che il valore generato va ben oltre il semplice bilancio energetico.
Sarebbe, inoltre, veramente poco oculato disperdere una infrastruttura nazionale di produzione di energia da biogas proprio mentre lo Stato, tramite il PNRR, investe milairdi per realizzare nuovi impianti di biometano.
Sostenere la digestione anaerobica significa riconoscere all’agricoltura il suo ruolo centrale nella transizione ecologica: non più problema, ma parte della soluzione.
Per discutere questi argomenti e confrontarci sulle proposte e prospettive abbiamo organizzato con Confagricoltura un importante incontro il 30 gennaio 2026 a Cavallermaggiore (CN) proprio partendo dalla visita in azienda di un impianto associato CMA (La Gaia).





